Domenica alle otto il campanello di casa suona impazzito. So già chi c’è dall’altra parte.
“Avanti Emmett porta il tuo culone dentro casa!” Scherzo lasciandogli
libero il passaggio. Mi prende in braccio e mi fa girare, poi mi lascia
un bacio sulla guancia e lascia entrare nel mio piccolo appartamento
tutti gli altri. Quando noto la faccia delusa di Angela so già cosa
aspettarmi dopo. Mi abbraccia forte e mi sussurra solo un debole “Non ce
la faccio”. Dopo di lei entra una ragazza rossa, con i capelli lunghi,
tutta vestita di nero e un anello al naso.
“Ehm… ciao!” Sussurra con la vocina debole.
“Bella ti presento Leila. Leila lei è l’ultima della combriccola che devi conoscere, Bella.”
“Piacere.” Ancora sbalordita dopo averle stretto la mano, chiudo la
porta e mi avvio al tavolo. Alice sta distribuendo le pizze, Emmett apre
un paio di birre, Angela osserva la lunga lista infinita dei miei
libri. Indossa un paio di pantaloni a vita alta eleganti, una camicetta
portata dentro e un paio di ballerine bianche trapuntate. E’ un mix
favoloso. Ha raccolto i capelli in una coda alta, ha messo un filo di
trucco, giusto per coprire le occhiaie e le lentiggini che odia tanto.
E’ bellissima e si è davvero impegnata per apparire più bella di quello
che è già, solo per combattere contro la nuova ragazza di Seth.
“Isabella hai ancora quel libro sulla comparazione illegale, negativa…
doveva essere un libro di testo universitario se non sbaglio!” Ma che
diavolo si è messa in testa? Parlare di lavoro ora è fuori discussione.
“Sì, dovrei averlo, lo cerco e domani te lo porto al lavoro.”
“Domani non ci sono, puoi portarmelo a casa quando finisci? Abbiamo un
problema con un cliente!” Si siede di fianco ad Emmett lasciando un
posto libero tra lei e Seth, posto che viene prontamente occupato da
Alice quando torna in sala da pranzo.
“Hai preso un giorno di ferie?” Chiede Emmett sconvolto. “Allora c’è da
brindare!” Alice alza la bottiglia e così danno il via al primo brindisi
della serata.
“Ho fatto cin cin anche se non ho preso ferie.” Sorride e sistema il
tovagliolo sopra il pantalone per non sporcarsi. Il must delle nostre
serate pizza è che si deve mangiare con le mani. “Devo fare una cosa,
una visita.”
“Angy non mi hai detto nulla. Di cosa si tratta?”
“Niente di che…”
“Non è niente di che! Sei sempre stata bene, godi di ottima salute, di
cosa si tratta?” Immaginavo che Seth non se ne sarebbe stato zitto. Lei
continua a masticare evitando di guardarlo e evitando di rispondere.
“Allora?”
“Seth se non vuole dirtelo avrà i suoi motivi!” Interviene la ragazza al
suo fianco. Quella non è una coppia che funzionerà. Lei è adorabile,
molto tranquilla e pacata, forse un po’ troppo dark per i nostri gusti,
ma sembra anche molto giovane. Lui è completamente disinteressato, non
ha smesso un attimo di guardare Angela.
“Okay, ora che ci siamo tutti devo chiedervi una cosa. Jasper e io
abbiamo fatto pace ieri sera. Si è presentato con del cibo messicano…
Alice non guardarmi così!”
“Dovevi cacciarlo!”
“L’ho fatto, ha minacciato di mangiare davanti alla mia porta, da solo, e
di bersi il mio rosso preferito, da solo. Era un sacrilegio!”
“Quindi ti ha corrotta con del cibo messicano e una bottiglia di vino? Come sei facile!” Borbotta mentre si pulisce le labbra.
“Posso…capire anche io di cosa parlate?”
“Jasper è un agente di polizia che ha quasi arrestato Bella il giorno
che è stata licenziata. Sono diventati amici, poi lui è entrato a fare
parte del gruppo. Ha chiesto a Alice per settimane di uscire e quando
lei finalmente si è decisa ha urlato contro Alice al telefono per non so
quale motivo. Lo stesso giorno ha litigato con Bella, perché le ha
detto di farsi gli affari suoi.”
“Che riassunto spiccio Emmett! Mi sorprendo di come facciano a capire i clienti quando gli racconti le cose!”
“Quando lavoro sono molto più prolasso!”
“Sì, immagino!”
“E quindi facciamo questo spot con un tizio vestito in questo modo che
dice così e voi avrete la vostra pubblicità. Ah il costo è di
quarantamila dollari!” Alice gli fa il verso mentre io e Angela
scoppiamo a ridere.
“Lavorate tutti insieme?”
“Stessa azienda, piani diversi!” Risponde Angela concisa.
“Wow, deve essere grandioso.”
“Tu di cosa ti occupi, Leila?”
“Gestisco una discoteca. Il Daloon, lo conoscete?”
“Non siamo molto… festaioli!” Risponde Alice, lanciandomi un’occhiata torva.
“Non incolparmi!”
“Da quando ci conosciamo saremo andate in giro per locali fino a mattina solo quattro volte.”
“Beh non è colpa mia!”
“Sei una lagna!”
“E tu sei una cretina. Dovresti chiamare Jasper e chiedergli di uscire!”
“Fossi matta! Non voglio neanche più vederlo!”
“Beh mi spiace avvisarti che-” Il campanello suona e le lancio un’occhiata maliziosa.
“Bella!” Sputa fuori Angela come se l’oltraggio l’avessi fatto a lei.
“Oh che grandissima stronza che sei!” Se ne esce Alice. Ridacchio e apro la porta dopo essermi assicurata che sia Jasper.
“Entra pure. Jasper lei è Leila, la ragazza di Seth!”
“Oh, ciao, piacere!” Prende una sedia e si accomoda tra me e Leila, poi
ruba una fetta di pizza e un sorso di birra dalla mia bottiglia.
“Uomo delle caverne affamato, che ne è stato della buona educazione?”
“Oh sì, buon appetito ragazzi!” Emmett scoppia a ridere mentre io gli tiro un pugno scherzoso sul braccio.
“Questa è la mia pizza. Dovevi portartela se volevi mangiare.”
“Sto poco. Devo andare a casa di Edward a dare una ripulita e a
controllare che sia un posto vivibile per un allettato. La donna delle
pulizie è in vacanza!”
“Che stai poco non mi interessa, è la mia pizza! E la mia birra!”
Esclamo quando prende un altro sorso dalla mia bottiglia. Il gruppo
ride, prendendo dentro anche Alice che si copre la bocca per non
mostrare a tutti la sua ilarità.
“Okay, Bella hai parlato loro di mercoledì?” Un coro di domande si leva
attorno al tavolo e sono costretta ad alzare le mani per fermarli.
“Mamma mia ragazzi! Mi sembra di essere con dei bambini dell’asilo. Un
po’ di calma!” Respiro a fondo e pizzico il braccio di Jasper
ammonendolo con lo sguardo. “Jasper ci ha chiesto se possiamo,
gentilmente, proporre un’altra serata pizza questa settimana.”
“Certo!”
“Per me va bene…” Mormora Alice guadagnandosi uno sguardo da Jasper.
“Infatti, mercoledì siamo liberi.”
“Ottimo, sono felice che abbiate accettato, perché ora non potrete tirarvi indietro!”
“E non ne abbiamo intenzione!” Dice Emmett battendo il cinque a Seth.
Angela invece mi guarda con circospezione e quando sposto lo sguardo su
Alice pare sia la fotocopia.
“Che ci nascondi?” Con un sorriso birichino continuo a spiegare.
“La pizzata sarà a casa di Edward. Il nostro capo!” Le facce dei quattro si fanno pallide mentre io e Jasper scoppiamo a ridere.
Leila è fuori da ogni questione, non interviene e non è presa in causa
da nessuno. Un po’ mi dispiace per lei, deve sentirsi esclusa.
“Okay, va bene… Io ci sono solo se c’è Alice!” Dice Emmett.
“E io ci sono solo se viene anche Seth!” Ci voltiamo tutti a guardare
Seth il quale fissa il suo sguardo su Angela, addolcendolo.
“Io ci sono solo se Angela ci dice perché domani deve andare a fare una visita!”
“Ma porca miseria!” Dice passandosi una mano sulla fronte.
“Avanti Angela! Siamo tuoi amici!”
“Okay, non devo fare una visita, mi hanno chiamata perché devo donare il
midollo. Sono una donatrice di midollo. Sto a casa solo domani, poi
martedì torno al lavoro!” Io sorrido e le stringo la mano attraverso il
tavolo.
“E’ meraviglioso tesoro!”
“Già, ti accompagna tuo padre?” Chiede Alice.
“No, papà lavora e la mamma ha una conferenza medica a Santa Monica, è
partita questa mattina. A volte vorrei avere un fratello.”
“Vuoi che ti accompagni?”
“No, sei pazza? Chi manda avanti l’ufficio? Edward conta su di te!”
“Ti accompagno io. Ho un sacco di ferie arretrate e Cullen mi obbliga
sempre a prendermene qualcuna durante l’anno. Ti accompagno io.” Seth la
guarda deciso e quando Angela alza lo sguardo su di lui mi sento di
troppo. Credo che l’espressione schifata di Leila al fianco di Seth
significhi che non sarà mai più dei nostri. Dentro di me esulto, era
ora!
“Però adesso spiegateci la cosa di Cullen!”
“Ha nominato Isabella come sua assistente!”
Jasper scoppia a ridere e scuote la testa borbottando qualcosa di incomprensibile.
“Come sarebbe a dire? Ti ha appena riassunta!” Jasper ride ancora più forte.
“Già e non solo, l’ha fatto dopo averla offesa credendo che non avesse
fatto firmare il contratto a Newton!” Sputa fuori Angela. Jasper si
tiene la pancia mentre ride e tutti lo guardiamo sorpresi e curiosi.
“Non guardatemi così!” Dice tra le risate. “Se voi conosceste Edward…
questi sono segnali chiarissimi di quanto tiene a Bella!” Restano tutti
sbalorditi mentre lui ride e io divento rossa. Maledizione!
“Quindi…tu e lui…”
“Io e lui niente! Jasper dice un mare di frottole!”
“Ma…”
“Ma niente! Alice non guardarmi così!”
“Io dico che anche per chi non conosce Edward è un grandissimo segnale! Gli piaci!”
“Oh signore del cielo!” Jasper ride dopo la mia uscita e si alza in
piedi pronto ad andare via. “Te ne vai dopo aver combinato una
catastrofe!”
“Ma non ho fatto nulla!”
“Ti indico i tuoi capi d’accusa, signor agente. Primo, ti sei infiltrato
in casa mia, hai rubato la mia pizza e la mia birra. Secondo, hai
sparlato dei fatti nostri. Terzo, hai riso dei fatti nostri. Quarto, te
ne vai come se niente fosse!”
“Ci vediamo mercoledì, portate le pizze e non dimenticatevi la mia. Io
penso alle birre. Portate un dolce, bisogna addolcire il padrone di
casa!” Scappa dalla porta d’ingresso ridacchiando e lasciandomi da sola a
gestire i miei amici.
Maledizione a lui!
Mi volto verso i miei amici ed hanno tutti uno sguardo curioso, la prima a parlare ovviamente è Alice.
“Quindi, hai intenzione di deliziarci con i dettagli o no?”
“Scelgo di no!”
“Beh, a questo punto credo proprio che siamo costretti a lasciarti
andare alla pizza di mercoledì da sola… magari poi sarai volenterosa di
raccontarci i dettagli!” Si impiccia Emmett.
“Dai ragazzi!”
“No, dai tu! E’ uno scoop! Ti ha baciata!”
“Alice sei impossibile!”
“Io? Tu allora! Non condividi i dettagli con noi. Quell’uomo ha un culo
da fare invidia alle sculture greche e tu non condividi i dettagli.
Cattiva!” Scuoto la testa ridendo.
“Non è successo niente, ve lo giuro. C’è solo questa… sintonia. A me lui
piace molto, ma sappiamo quale grandissimo stronzo lui sia. Si trova
bene con me, ha ammesso di non avere mai avuto un’amica donna, di essere
sereno quando passa del tempo con me. E’ solo una notizia come
un’altra. Non c’è stato nessun bacio, nessuna provocazione… insomma lui è
difficile. Non sa come ci si comporta con un’amica, fa fatica anche a
parlare normalmente con una donna, figuriamoci! Non sa come
destreggiarsi in questa cosa e io non voglio ridurmi a uno straccio per
lui, se diventiamo amici e poi mi licenzia sto male due volte di più.
Abbiamo deciso di evitare per un po’ ogni contatto fuori dal lavoro ma…”
“Ma ti ha nominata sua assistente e Jasper ti ha chiesto per la pizza!”
Annuisco e distolgo lo sguardo, fissandolo sulla bottiglia di birra
finita davanti a me.
“Quindi tu non vuoi dargli una possibilità?” Chiede Angela mormorando.
Io scoppio a ridere guardandola e alzando un sopracciglio.
“Tesoro, stiamo parlando di aria fritta! A parte il fatto che
l’attrazione c’è solo da parte mia ma lui non sa neppure se la vuole
quella possibilità. Sa che sta bene con me, che non ha mai avuto
un’amica ma è tutto così intangibile. Hai presente quando fai la caccia
al tesoro e ti danno gli indizi? Ecco noi siamo al livello “temporale”!”
Scoppiano a ridere e io li seguo. Ringrazio Emmett che riporta
l’argomento di discussione lontano da me come protagonista.
Mentre sto sistemando i cartoni della pizza nella spazzatura e i ragazzi
mi aiutano a pulire il tavolo e a riporre le sedie il mio telefono
squilla.
“Alice, puoi prendermi il telefono? E’ sul tavolino del divano.”
“Uh, ma guarda un po’… si parla del diavolo!” Mi mostra il telefono
agitandolo e sullo schermo noto il nome di Edward. Maledizione.
“Lascia stare, non rispondo.”
“Scherzi? Non puoi, è il tuo capo! Potrebbe avere bisogno di qualcosa per il lavoro!”
“No, te lo dico io di cosa ha bisogno quello! Di rompermi le palle e
mettermi in confusione ancora più di quello che sono!” Mi lancia
un’occhiataccia e preme il pulsante verde per rispondere.
“No ciao, sono Alice. Sì sono a casa di Bella. Sì è qui con me. Sì
certo, te la passo subito. Buona guarigione!” Mi sorride a trentadue
denti e mi passa il telefono. Mimo con le labbra un “stronza” a cui
risponde con un’alzata di spalle.
“Pronto?”
“Bella, come mai ha risposto Alice?” So che per lui è strano lasciare il
telefono in custodia ad altri, attaccato com’è a quell’aggeggio.
“E’ qui con gli altri, sai per la solita pizzata.”
“Capisco. Puoi parlare?”
“Veramente stavamo cominciando una partita a carte…”
“Uh, d’accordo allora ti chiamo domani.”
“Aspetta… è… urgente?” Mi mordo la lingua per aver ceduto.
“No, posso aspettare.”
“Dammi cinque minuti.” Prendo il cappotto e le chiavi di casa e scendo fino al marciapiede. “Ci sono.” Mormoro.
“Sento i rumori del traffico, dove sei?”
“Sono scesa in strada, fa freddo quindi… spero tu abbia qualcosa di veloce da dirmi!”
“Potevo aspettare, non voglio che ti ammali, al lavoro abbiamo bisogno
di te!” Sorrido e alzo gli occhi al cielo, scommetto che ha una grande
faccia da culo mentre mi dice queste cose.
“Avanti, coraggio.”
“Domani torno a casa, non ho la più pallida idea di come sopporterò la
presenza di Jasper per tutta la giornata, ha detto che chiamerà più
volte al giorno e che mi porterà il pranzo e la cena tutti i giorni.”
“Credo che vi farà bene passare del tempo insieme…”
“E’ venuto prima di passare da te, e mi ha detto che ti ha raccontato del mio…” Dice titubante.
“Non mi ha detto cos’è successo, mi ha semplicemente raccontato la sua parte della storia…”
“Indirettamente, quindi, ti ha raccontato di uno dei peggiori momenti
della mia vita e… ti ha anche detto che non sono bravo a… insomma con
tutto quello che riguarda le emozioni.”
“Sì, me l’ha detto. E penso di averlo capito da sola…”
“Quindi mi devi dare un po’ di tempo.”
“Tempo per cosa?”
“Per capire come… comportarmi con un’amica.”
“Edward ascoltami… “ Respiro profondamente un paio di volte. “L’altro
giorno avevamo deciso di evitare tutto questo discorso, di stare un po’
sulle nostre per capire e tu… tu mi hai nominata tua assistente. Come se
non bastasse quello, stasera mi telefoni per… non capisco davvero.”
“Lo so, mi dispiace. Anche io ho una grande confusione in testa e… insomma ho capito una cosa.”
“Okay, vuoi…dirmela?”
“Ho capito che non voglio rovinare tutto, che voglio vederti ogni tanto,
parlare con te, lavorare con te; è tutto così difficile per me Bella.
Cerca di…”
“Ti capisco Edward, ti capisco. Ma faccio fatica a comprendere questa telefonata. Sul serio.”
“Volevo solo… sentirti.” Sussurra dolcemente. Sorrido e non posso fare a
meno di emozionarmi. Okay, diamogli una possibilità di ferirmi. “Mi
dispiace se ti ho disturbato questa sera, speravo che tornassi in
ospedale a trovarmi, prima o poi. Ma quando non sei più tornata ci sono
rimasto male. Mi sento…” Mormora alla fine della frase, il tono così
basso che fatico a sentirlo. Si sente… solo. Questo voleva dire. E’
assurdo come riesca a confidarsi con me, come abbia trovato una valvola
di sfogo su di me. A volte sembra un adolescente. So che non c’è
attrazione per lui, per me sarà difficile mandare avanti questa
amicizia, tenere separati i miei sentimenti e il lavoro. Rischio di fare
un gran casino.
“Puoi chiamarmi quando vuoi. Non mi disturbi. A meno che tu non abbia da
urlarmi addosso per qualcosa che ho combinato al lavoro, in quel caso…
evita!” Scoppia a ridere e mi sento bene nell’essere riuscita a farlo
ridere ancora una volta. E’ una bella sensazione, che mi riempie di
gioia. Poi mi schiarisco la voce e piazzo la notizia del secolo. “A
proposito di vedersi… Jasper ha organizzato una mezza cosa. Una pizza a
casa tua mercoledì. Con tutti noi.”
Chiudo gli occhi, come se potessi proteggermi dalla sua risposta.
“Lo so, e non vedo l’ora.” Mormora. Oh, Gesù! Per fortuna che non è
abituato a queste sensazioni, o potrei vedermela brutta sul serio.
“E’ una grande notizia, perché temevo la tua ira!”
“No, no… è una grande idea. Ho bisogno di vedere più gente, di farmi degli amici, di relazionarmi con qualche donna senza…”
“Senza portartela a letto?” Ipotizzo ridacchiando.
“Già. Jasper dice che devo mettere la testa a posto.”
“Jasper ha ragione.”
“Jasper dice anche che ho bisogno di una donna al mio fianco, una tosta,
capace di sopportarmi nonostante tutti i miei difetti…” Scoppio a
ridere.
“Buona fortuna con la ricerca!”
“Jasper dice che-” Lo fermo subito.
“E tu, tu cosa dici?”
“Voglio solo essere una persona normale, con amici normali, con un’amica con cui confidarmi, parlare e essere rilassato.”
“Bene, questo è quello che mi interessa. E sono felice di trovarmi d’accordo con te.”
“Per una volta!” Scoppio a ridere mentre lui si schiarisce la voce.
“Ora è il caso che… ehm… ti lascio continuare la tua serata.”
“Domani sarà una giornata infinita al lavoro, spero di andare a letto presto in realtà.”
“Forse dormirò bene anche io stanotte.”
“Sì?”
“Sì… per la prima volta mi sento… sereno.”
“Sono felice per te, Edward. Davvero. Buonanotte.”
“Notte, Bella.”
Salgo le scale come se camminassi sulle nuvole, apro la porta di casa in
trance e quando entro in salotto i ragazzi smettono di parlare.
“Che ti doveva dire di domenica sera il nostro capo?”
“Niente che vi interessi!” Tiro fuori la lingua come una bimba giocosa,
sperando che la smettano di farmi domande. Ridono e ammiccano facendo
qualche battutina sconcia per poi prendere in mano le carte e iniziare
la partita.
Voleva solo sentirmi.
Nessuno dei ragazzi che ho frequentato mi ha mai chiamata perché voleva
solo sentirmi. I miei amici telefonavano per sapere se dovevano passare a
prendermi, se stavo bene, nessuno ha mai composto il mio numero solo
perché voleva sentirmi. Forse gli uomini maturi si comportano così.
Scuoto la testa confusa. Sono solo io a vederci tutte queste cose. E’
solo in ospedale, le infermiere gli daranno del filo da torcere, l’unica
persona con cui parla è Jasper, ha solo bisogno di essere una persona
normale con degli amici. Tutto qui.
Ha detto che vuole vedermi, passare del tempo con me. Anche io sono
dello stesso parere, ma non so quanto sia in linea con i suoi obiettivi.
Io voglio passare del tempo con lui perché lo trovo sexy, sensuale, un
uomo che starebbe bene steso sul mio letto, nudo a prendersi cura dei
miei bisogni. Non sono solita infinocchiarmi la testa con paranoie
inutili, ma un po’ di preoccupazione è normale che ci sia questa volta.
Parliamo del mio capo. Parliamo di un uomo che voglio portarmi a letto.
Di un uomo che mi vede come una sorella con cui si trova bene a
chiacchierare. Come farò a lavorare con lui quando ci accorgeremo che
non possiamo funzionare?
“Bella tocca a te! Ma dove hai la testa?” Emmett sghignazza dal fondo
del tavolo borbottando “E te lo chiedi anche!”. Ho capito che stasera
sono io quella presa di mira, quindi evito di concentrarmi troppo sulle
loro battute ed osservo il comportamento di Seth e Angela, che è meglio.
Lui continua imperterrito a stare di fianco a Leila, mentre Angela è
seduta di fianco a me e tiene lo sguardo basso. Non è quello che le
avevo detto di fare questa sera, il mio consiglio era ricordare a Seth
il motivo per cui si piacciono. Si è tirata a lucido, ha fatto un grande
sforzo a restare tutta la sera anche avendo di fronte la ragazza di
Seth, ma non fa nulla per farsi notare. E’ quasi invisibile.
Guardo Alice per ottenere la sua attenzione, quando la ottengo volto lo
sguardo, insistentemente, verso Angela e poi Seth. Ci impiega un bel po’
a capire che deve darmi una mano e finalmente sembra accendersi la
lampadina nella sua testa.
“Angela ti va se mercoledì dopo la pizza a casa del Boss ce ne andiamo a bere qualcosa in un locale?”
Se questo vuol dire aiutare la causa in corso direi proprio che siamo
fuori strada. Angela tituba a dare una risposta e guarda me.
“Oh, lei sarà troppo impegnata a mettere a letto l’uomo in convalescenza
per unirsi a noi!” Mi maledico per aver chiesto il suo aiuto anche se
sorrido, amo questa complicità tra noi.
“Allora credo proprio che un’uscita mi farà bene. Sono sempre al lavoro,
devo uscire e incontrare gente nuova.” Guardo con la coda dell’occhio
dall’altra parte del tavolo e noto come Seth abbia alzato gli occhi su
Angela e abbia assunto un’espressione sorpresa.
“Sai, potresti indossare quel vestito grigio perla che adoro! Ti fascia
così bene…” L’aveva indossato durante una delle poche uscite del fine
settimana, eravamo andati in un locale a bere qualcosa e a fare quattro
salti. Lei aveva lasciato i capelli sciolti, aveva messo le lenti a
contatto e solo un filo di mascara. Il vestito era corto a metà coscia,
le lasciava mezza schiena scoperta e le maniche arrivavano fino ai
gomiti. Come l’aveva definito lei era morbido aderente, non segnava
troppo le sue curve, non era eccessivo, un taglio decisamente armonioso
con la sua personalità. Seth quella sera non le aveva tolto gli occhi di
dosso neppure un secondo, sbavava e Emmett era costretto a chiudergli
la bocca ogni volta che Angela si muoveva sulla pista insieme a Alice.
Mi sono divertita così tanto quella sera, ho anche pensato che sarebbero
finiti a letto insieme rotolandosi come due conigli sotto le coperte.
Invece lei si era fatta riaccompagnare da me perché Seth si era
ubriacato e aveva finito per vomitare di fianco all’auto di Emmett.
“Dovrei averlo ancora in effetti, è da molto che non lo indosso. Ma non
ho intenzione di mettere i tacchi alti se Alice ha intenzione di
ballare!”
“Posso unirmi a voi?” Chiede Emmett. “Mi annoio e sono sicuro al cento
per cento che Bella sarà distratta dal boss, ormai Seth è fuori piazza…
quindi…”
“Ehi, questo non vuol dire che non possa più uscire con voi!” L’uscita
di Seth fa inviperire Leila che sbatte gli occhi incredula verso il suo
accompagnatore. “Leila lavora il mercoledì, possiamo andare nella sua
discoteca se vi va.”
Merda, ma come può essere così stupido?
Angela cerca il telefono nella borsa e controlla l’agenda. Con la coda
dell’occhio scruto il suo timore palesemente visibile. Ad un certo punto
sospira forte.
“Lo sapevo. Bella mi dispiace, devo saltare la pizza a casa del boss e
anche il post serata. Devo incontrare un cliente alle sette, fuori
Manhattan, e il giovedì mattina ho una riunione alle sette e mezzo fuori
New York. Possiamo fare venerdì sera? Sono libera.”
“La pizza non posso rimandarla Angela, sicura che non ce la fai?”
“No, guarda tu stessa l’agenda.” Nell’agenda del telefono non è segnato
nulla, ma capisco il suo disagio e mi convinco a darle una mano.
“Hai ragione. Allora sai cosa facciamo? Possiamo portare il monopoli a
casa di Edward, sai quanto Jasper sia negato per quel gioco, così quando
hai finito la riunione puoi venire a farti una partita e torni a casa
presto. Cosa ne dici?”
“Ti faccio sapere, la riunione potrebbe durare più del previsto.”
Mette via il telefono e sbuffa. “Mi dispiace tanto ragazzi, possiamo
fare la nostra uscita venerdì!” Dice verso Alice. Lei mi guarda e alza
le spalle annuendo.
Terminiamo la partita a carte dopo venti minuti. I miei amici si vestono
e sono pronti ad andare. Ci salutiamo e sorrido a Leila, anche se
immagino non la vedrò più nel nostro gruppo. Le solite frasi di
circostanza, sorrisi, abbracci, bacetti e dopo dieci minuti resto da
sola con Poppy.
Spengo le luci, sistemo i vestiti sulla poltroncina e mi infilo a letto.
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